Alvùras, dall'amore per gli alberi una nuova realtà produttiva.

Ho sempre riflettuto alla necessità di una prima vera presentazione di Alvùras, in effetti, ho provveduto a richiamare le ragioni della sua esistenza sulle pagine del sito, eppure, credo che il suo essere meriti una più approfondita descrizione.

Cos'è Alvùras? Cosa rappresenta il suo nome? Di cosa si occupa? Perché ha visto la luce? Perché in Marmilla? Tante altre parole potrebbero venire in mente a chi, per caso o per volontà dovesse capitare in queste pagine virtuali, con questo articolo cercherò di dare risposta ad esse e di descriverne i tratti più importanti, rimandando, a successivi interventi, ulteriori approfondimenti.

Se vogliamo la storia di Alvùras è centenaria, forse millenaria, se dovessimo datare la sua storia agli alberi d'olivo secolai di cui ci prendiamo cura e che rappresentano il principale patrimonio dell'azienda. Alberi d'olivo della cultivar Pitz'e carroga cultivar storica discendente dalla dominazione romana in Sardegna, ma questa è un'altra storia. Centenaria per via dei miei predecessori, di cui ho notizia, a partire dal Sig. Corona Luigi, deceduto nel 1928, primo proprietario e conduttore dell'azienda e benefattore, a seguire mio nonno Eligio che ha seguito l'azienda fino alla sua morte nel 1977. Dopo di lui mio zio Giuseppe, che ne rilevò le sorti nei primi anni '80 e oggi, dopo circa vent'anni di stentata produzione, il sottoscritto, con l'ambizione di farne un punto di riferimento nel panorama agricolo locale e produttivo nel mercato internazionale dell'olio extravergine.

Alvùras nasce formalmente il 7 Novembre 2016, e può contare su un patrimonio fondiario di circa dieci ettari suddivisi in oliveti, seminativi, bosco, pascoli e un'opera di ripristino ambientale di circa 6000 metri quadrati, da cui, peraltro, prende il nome.

Alvùras, tuttavia, nasce molto tempo prima, dalla mia giovinezza quando, specie prima degli studi universitari, già adoravo l'albero dell'olivo, il suo frutto e il suo meraviglioso prodotto. Fin da bambino, infatti, son sempre stato ammaliato dalla festa che rappresentava la produzione dell'olio, e quella magia, non è più andata via.

In seguito, dopo gli studi universitari tra la Sardegna e l'estero e alcune esperienze lavorative quasi esclusivamente all'estero, mi sono reso conto che si, Parigi è bella e Bruxelles è la capitale dell'Europa, ma il mio posto è qui, in mezzo a queste dolci colline, irradiate costantemente dal sole del Mediterraneo e spazzate senza sosta dal fresco e spesso impietoso Maestrale.

Siamo ormai a capodanno del 2012 e alcuni amici mi invitano a Bolotana (NU) per un'operazione della cosidetta "Guerrilla gardening", più una variante dato che si svolgeva in un'area industriale inquinata e depressa, ma pur sempre una bellissima esperienza sociale e culturale.

In quell'occasione, in circa venti persone, mettemmo a dimora, in una fredda giornata invernale, spazzata dal pungnte Maestrale e dalla pioggia ghiacciata, circa 800 piantine di varie essenze mediterranee, nella superficie del cosidetto "contrato d'area" della piana di Ottana.

Tornato a Siddi, la decisione era già presa, c'è quel terreno su in collina, sventrato dalle ruspe che prelevarono ingenti quantità di materiale per la realizzazione di una strada di circonvallazione e che era poi stato lasciato alla più completa desolazione. Naque così il progetto "10.000 alberi".

Con tanto impegno e buona volonta, prima un viaggio al vivaio dell'Ente Foreste della Sardegna a Oristano, poi un altro a Macomer ed ecco a casa circa 500 piantine tra leccio, roverella, pino d'aleppo, carrubo e acero montano. Tutte messe a dimora rispettando l'esistente (macchioni di lentisco, elicriso, assenzio maggiore e timo). In seguito, ripristinato il pendio seminaturale della cava, negli ultimi due anni, sono state messe a dimora ulteriori piantine, tra cui olivastri, corbezzolo, fillirea, ginepro e perastro.

Tornando all'olivicoltura è di febbraio 2016 la messa a dimora di un oliveto di circa due ettari e mezzo con 320 alberi di oliva "bosana" quale cultivar principale e 80 di oliva "terza grande di Villacidro" come frangivento.

Quest'anno, all'attività olivicola e silvicola, si è aggiunta anche l'orticoltura in pieno campo, con alcune sperimentazioni per il futuro e oltre un ettaro di melone coltivato in asciutto.

Ecco un breve excursus della storia di Alvùras, a brevissimo con nuovi approfondimenti, storie e progetti.

 

 

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